Il sonno bifasico: gli antichi non dormivano mai otto ore di fila

Il sonno bifasico è la modalità di riposo notturno utilizzata dagli antichi. E’ questa la conclusione a cui sono giunti numerosi storici, grazie varie testimonianze e prove scientifiche: i nostri antenati non dormivano come facciamo oggi, e questa potrebbe essere la spiegazione di molti disturbi del sonno, molto diffusi ai nostri giorni.

In particolare, lo storico Roger Ekirch della Virginia Tech University ha pubblicato nel 2001 uno studio basato su 15 anni di ricercaLa straordinaria quantità di prove storiche ha provato che nel passato non dormivamo le classiche 7-8 ore di sonno, ma suddividevamo il riposo notturno in 2 fasi distinte, il cosiddetto “sonno bifasico”.

I nostri antenati si svegliavano durante la notte per svolgere alcune attività, per poi tornare a dormire. Oggigiorno questo comportamento ci sembrerebbe strano, o tipico di scienziati e artisti, che, colpiti da un’intuizione, si svegliano  nel pieno della notte per mettere nero su bianco cosa hanno ideato.

I dati raccolti dallo storico americano dimostrano che fino al diciottesimo secolo la gente dormiva in due diverse fasi della notte, invece che per un unico periodo di otto ore consecutive. Oggi consideriamo otto ore ininterrotte di riposo il segno di uno stile di vita salutare, ma è davvero così?

L’analisi storica del sonno bifasico

Nel suo libroAt Day’s Close: A History of Nighttime” (trad. “Quando il Giorno Finisce: La Storia della Notte”) Roger Ekirch descrive un modello di sonno sconnesso, che era normalmente diffuso prima della Rivoluzione Industriale. Include diari, libri di medicina, letteratura e materiale preso da varie fonti tra cui l’Odissea di Omero fino alle tribù moderne in Nigeria e altro ancora: almeno 500 dati diversi che testimoniano la diffusione del sonno bifasico.

Non è solo il numero di riferimenti. È il modo in cui essi si riferiscono ad esso, come se si trattasse di conoscenza comune” afferma Ekrich.

Tutto il sonno accadeva entro un lasso di tempo 12 ore, che iniziava con 3 o 4 ore di sonno, seguito da una fase in cui si stava svegli per 3 ore o giù di lì e poi si dormiva di nuovo fino al mattino.

C’è da considerare che, non essendoci l’illuminazione elettrica, gli antichi andassero a letto molto prima, non appena calava la notte, che nei mesi freddi dura fino a 14 ore.

Il modo naturale di dormire?

Anche una ricerca effettuata nei primi anni ’90 dallo psichiatra Thomas Wehr, ha definito gli effetti della fotoperiodicità (esposizione alla luce) sul sonno. Nel suo esperimento sono state messe 14 persone in completa oscurità per 14 ore, per un mese intero.

Inizialmente, i partecipanti hanno dormito per moltissimo tempo, a causa del debito di sonno. Ma una volta recuperato il sonno, i partecipanti si sono riposati secondo lo schema suggerito oggi da Ekirch: hanno dormito per circa 4 ore, svegliandosi per un altro poco e poi andando a dormire fino al mattino, dormendo in totale non più di 8 ore.

Cosa si faceva durante le ore di veglia notturna?

Le ore fra i due sonni, erano caratterizzate da calma insolita, paragonabile alla meditazione. I soggetti usavano il tempo di rilassarsi, non avendo lo stress di riaddormentarsi. Questo corrisponde, storicamente, al momento nella notte in cui gli antichi si dedicavano alla preghiera e alla meditazione

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